Ancora la quaresima! Tempo penitenziale doloroso ma inevitabile? Tempo in cui imporci delle rinunce (non sempre utili)? Tempo in cui, deposte le maschere di carnevale, ci mettiamo la maschera dei penitenti? Oppure tempo di verità, di verifica della nostra vita, di ascesi cioè di allenamento? Senza rendere più triste il nostro già triste cristianesimo, rendiamolo in questo tempo più agile, più vero, più essenziale. Rendiamo questi quaranta giorni, un decimo del nostro 2015, come un tempo di vivificazione più che di mortificazione fine a se stessa. Spinti anche noi dallo Spirito nel deserto, seguiamo il Maestro perché abbiamo il coraggio di deciderci anche noi, come Lui, per ciò che piace al Padre.
Signore, sappiamo per esperienza che tu sei un “Dio paziente” perché nonostante le nostre colpe ancora una volta rinnovi nei secoli la tua alleanza. All’inizio di questo tempo che tu ci offri ti chiediamo: disponi i nostri cuori all’ascolto della tua Parola, perché attraverso il cammino quaresimale si compia in noi la vera conversione e incontriamo te che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
12 E subito lo Spirito
lo getta fuori nel deserto.
13 Ed era nel deserto
per quaranta giorni
tentato da satana;
ed era con le fiere
e gli angeli lo servivano.
14 E dopo che Giovanni fu consegnato
venne Gesù nella Galilea
proclamando il vangelo di Dio,
e dicendo:
15 È giunto il momento:
il regno di Dio è qui!
convertitevi,
e credete nel vangelo!
Gesù è all’inizio della sua missione e si dedica del tempo per riflettere su come annunciare il regno; entra nel deserto per soddisfare il suo bisogno di verità, di silenzio. Anche noi, se ascoltiamo lo Spirito, siamo obbligati all’interiorità. Gesù di Nazaret, totalmente Dio e totalmente uomo, riguardo alle cose di Dio ha una conoscenza diretta e assoluta ma come uomo per le faccende umane ha dovuto scegliere. Ora deve decidere come affrontare la sua missione come noi che in questo tempo siamo chiamati a mettere a fuoco le scelte di bene che vogliamo fare.
E subito lo Spirito lo getta fuori nel deserto.
Gesù ha appena ricevuto il battesimo e questo, come il passaggio del mar Rosso, segna la fine della schiavitù. Ora bisogna attraversare il deserto, insidiato dal nemico che vuol farlo tornare indietro. Come Adamo, colui che non ascoltò la parola, fu scacciato dall’Eden nel deserto così ora lo Spirito vi scaglia il nuovo Adamo, colui che ascolta la parola, per ricondurre i suoi fratelli al paradiso perduto. Ricevuto il battesimo, anche noi dal suo Spirito siamo spinti fuori dall’Egitto e condotti per il deserto, in cammino verso la piena libertà dei figli.
Perché il deserto? Il deserto è luogo della libertà e della tentazione, della fedeltà di Dio e del nostro dubbio, del cammino e della caduta. Ma anche della gioia della nube che protegge, del fuoco che guida, della manna che nutre, dell’acqua che disseta, della Parola che illumina e dà vita.
E questo avviene dopo il battesimo perchè solo i credenti, i battezzati, coloro che sono alla ricerca di Dio sanno sentire lo Spirito e andare verso il deserto. Il mondo fuori fugge il deserto, lo teme, ha orrore della solitudine, non sa che esiste una solitudine e un deserto pieni di melodia, pieni di Dio. Nel deserto ci riscopriamo fuggiaschi pellegrini, viandanti. Nel deserto, quando gettiamo le nostre maschere, siamo tentati dall’avversario, assaliti dalle fiere. Orgoglio, invidia, rabbia, blasfemia, violenza abitano in noi, accovacciati in un angolo della nostra interiorità. Ingenuo è pensare di non esserne sedotti, cristiano è scegliere di lasciarli fuori dalla porta. Il discepolo non è migliore dei non credenti ma è quello più vigile.
Nel deserto non si vive ma si passa e Gesù passa per questa tappa di trasformazione.
Nel deserto c’è l’essenziale, prevale la natura, si è soli con se stessi. C’è un deserto negativo che è solitudine sterile e uno positivo che ci dobbiamo ritagliare. Il tempo del deserto è sempre un tempo di passaggio, nel deserto non si vive, c’è un evoluzione da affrontare, bisogna maturare, cambiare fase. Gesù deve entrare in questa dimensione. Pur avendo ricevuto il battesimo, non può ancora cominciare la sua missione. Nella scrittura il deserto è il luogo della formazione dove il popolo deve venire trasformato in 40 anni da popolo di schiavi in popolo di sedentari che possiedono la terra e la sanno governare; da agglomerato disordinato a popolo ordinato.
Il deserto del Sinai non è quello del Sahara, non è sabbioso ma roccioso, pieno di arbusti, invivibile. Non pensiamo dunque che Gesù vada dove non c’è vita, la vita c’è ma non è organizzata perché il deserto è un luogo non organizzato dall’uomo. S. Agostino: si chiede perché Gesù debba andare nel deserto e risponde che anche l’uomo è nel deserto, ha perso il giardino ed è stato anche lui gettato nel deserto, per questo il Figlio dell’uomo lo raggiunge.
Anche nella nostra vita c’è il deserto; una zona presentabile di noi e una non organizzata, dove ci sono le bestie, dove non c’è governo e le bestie prendono il potere. La nostra zona selvatica, irrisolta. Lì Cristo decide di andare, nel nostro deserto.
Cristo perciò non inizia la sua missione partendo da teorie astratte ma dal problema dell’uomo, dalle cose irrisolte della nostra vita, dalle nostre solitudini, dalle nostre bestie interiori. La quaresima è un tempo per entrare nell’irrisolto della nostra vita, in ciò che ci spaventa che Gesù non vuole buttare via ma vuole abitarlo e le vuole redimerlo; vuole vedere redento da Dio ciò che è bruttezza, paura, solitudine, separazione. La quaresima è un tempo perché l’uomo trovi pace affrontando se stesso perché Cristo salva tutto l’uomo anche nella sua parte sporca.
Ed era nel deserto per quaranta giorni
I 40 giorni di Gesù non sono una parentesi della sua vita. I giorni sono 40 come i 40 anni del cammino dell’esodo indicano cioè una generazione, una vita. Per tutta la vita Gesù ha voluto stare in contatto intimo con Dio, nel deserto del suo cuore e per tutta la vita ha combattuto contro colui che divide, l’avversario, satana.
Perché 40 anni per Israele? Perché gli israeliti non sono pronti. Il popolo arriva abbastanza presto alla terra promessa, mandano gli esploratori ma si rifiutano di entrare perché, dicono i rabbini, ci vuole una notte per liberare Israele dall’Egitto ma 40 anni per togliere l’Egitto dal cuore d’Israele. Liberarsi da una grave situazione di schiavitù è infatti più facile che imparare giorno per giorno a camminare “mano nella mano con Dio”.
tentato da satana.
“Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi” (Eb 4,15).
Chi non sceglie il bene non è tentato dal male! Le tentazioni ci presentano un Dio solidale con la nostra fatica di vivere in libertà. Gesù è tentato di realizzare il regno del Padre in modo più efficace e comodo.
Mc delude la nostra sete di dettagli; racconta con essenzialità ciò che Mt e Lc raccontano nei particolari. Ma queste poche parole sono il segno che ogni elemento per lui e per noi è preziosissimo e che ciò che Mt e Lc esplicitano nel testo lui, pur tacendolo qui, lo lascia emergere nel corso del racconto descrivendo le tentazioni come pericolo costante di anticipare la gloria del Figlio evitando la croce del servo. L’economia di Mc nel raccontarci le tentazioni è quindi un invito a leggere il suo vangelo per intero e scorgere le insidie di satana in tutta la vita e il ministero di Gesù.
La tentazione generale si articola per Gesù lungo il suo cammino terreno in tentazioni particolari tipiche di ogni uomo:
1. Il protagonismo che fa confondere il regno di Dio con il successo del proprio io. Dopo la prima giornata messianica gli dicono “Tutti ti cercano” (1,35) e lui risponderà: “Andiamo altrove”.
2. La ricerca del potere mondano per realizzare il regno di Dio. Subito dopo la moltiplicazione dei pani Gesù costringe i discepoli ad andare via (6,45) da Giovanni sappiamo che volevano farlo re (Gv 6, 15). Fine giusto ma mezzo sbagliato. Si fa il bene infatti non quando si agisce a fin di bene ma quando mezzo e fine sono buoni. Gesù sa che il Regno non si realizza con il potere ma con l’impotenza di chi dà la propria vita al servizio dei fratelli.
3. La ricerca del potere religioso consiste nel voler piegare Dio alla propria volontà invece di piegarsi alla sua. Gesù la subisce nell’orto (14,32), è la lotta definitiva. Credere di avere Dio in tasca è la cosa per noi più facile e per lui più insopportabile!
Tutte queste tentazioni sono infine impersonate da Pietro quando rifiuta la parola della croce e Gesù lo chiama satana. In fondo, il fatto che il Santo è tentato significa che essere tentati è un buon segno, significa che si sta lottando. Solo chi è già a terra non cade più. Chi sta in piedi è sempre esposto a cadere (1Cor 10,12).
ed era con le fiere
Si ritorna all’inizio, come Adamo nell’Eden…il nuovo Adamo vive in armonia col creato. Il nuovo Adamo vive quell’armonia col creato che era all’inizio prima della disobbedienza “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà” (Is 11,6).Cristo viene a ricominciare.
e gli angeli lo servivano
La corte celeste che sta al servizio di Dio ora sta al servizio di Gesù (cfr. 13,27). La presenza angelica rivela a sua identità, egli è Figlio di Dio e lo è in quanto mantiene la sua scelta di servo. Il cielo è aperto sulla terra e si realizza il sogno di Giacobbe. Lui è la scala che congiunge Dio e uomo (Gen 28,12). Gli angeli indicano le tante presenze che incontriamo nel nostro percorso di fede e ci portano verso Dio: un amico, un prete, un evento, un libro possono diventare angeli che ci aiutano a superare le tentazioni.
E dopo che Giovanni fu consegnato venne Gesù
Il testo non dice: “dopo che consegnarono Giovanni” ma “dopo che Giovanni fu consegnato”, si tratta di un verbo al passivo, per gli esegeti è un passivo teologico; il verbo lascia intuire cioè qualche disegno nascosto da parte di Dio. C’è una provvidenza di Dio che si nasconde anche dentro il peccato dell’uomo proprio laddove si è toccato il fondo della cattiveria e la rinascita sembra impossibile. C’è una presenza paradossale di Dio in questo tradimento, a causa di esso è infatti possibile che Gesù venga nella Galilea.
Giovanni diceva che doveva diminuire davanti al Cristo (Gv 3,30). Ora addirittura scompare. Quando Gesù inizia Giovanni finisce la propria attività e ne anticipa il destino.
Giovanni viene messo in condizione di non poter più parlare. In Giovanni è adombrato il contenuto della tradizione e della storia di Israele precedente a Gesù allora l’arresto o tradimento nei confronti di Giovanni può essere avvertito come tradimento nei confronti della Legge e dei profeti. Sono la Legge e i profeti ad essere messi nella condizione di non poter più parlare. Mc ci dice che l’uomo era immerso nell’incredulità e non riesce a cogliere il messaggio di Dio che si nascondeva dietro il mistero di Giovanni. “Se aveste creduto a Mosè, avreste creduto anche a me” dirà Gesù, che può significare anche “se aveste creduto a Giovanni avreste creduto anche a me”. Eppure l’ultima parola non è più quella degli uomini che arrestano Giovanni e impediscono alla legge e ai profeti di farsi sentire nella storia; l’ultima parola la ripropone il Signore stesso.
Quando gli uomini hanno consumato fino in fondo la propria cattiveria al punto da chiudere la bocca al profeta inviato da Dio, Dio attinge ancora una volta dalla sua misericordia e manda un altro, colui che è più forte.
nella Galilea
La Galilea è il luogo della quotidianità che per Mc è il luogo teologico dove risuona il suo appello. Il finale del Vangelo, infatti, ci rimanda ancora qui, in Galilea dove incontriamo e vediamo il Risorto.
proclamando il vangelo di Dio
Il vangelo è di Di perchè la provenienza e l’artefice di questa bella notizia è Dio.
La parola euanghélion è cruciale in Mc ed è presente all’inizio, al centro e alla fine. A termine, la parola vangelo è riferito al gesto di Maria di Betania: “Dovunque sarà predicato il vangelo racconterà anche di ciò che essa ha fatto, in memoria di lei”. É straordinario perché l’espressione “in memoria di…” Gesù la utilizza solo a proposito dell’istituzione dell’eucarestia.
C’è dunque una memoria di lui e una memoria di lei. Il Vangelo è completo quando queste due memorie vengono portate insieme. Due gesti, effusione del sangue ed effusione del profumo che saranno sempre trasmessi insieme, devono andare insieme cioè la disponibilità da parte di Dio di amare l’uomo nel Figlio, dando per l’uomo il proprio sangue e la possibilità per l’umanità, espressa nel gesto di Maria, di mettere se stessa ai piedi del Signore. Questo Gesù proclama e questo siamo chiamati a credere. La buona notizia, il vangelo che Gesù proclama è la possibilità per noi di dire sì a Dio e in pienezza; di fare come lui.
È giunto il momento: il regno di Dio è qui! convertitevi, e credete nel vangelo!
Sono le prime parole che escono dalla bocca di Gesù.Quattro brevi frasi due costatazioni seguite da due imperativi, così Marco presenta il compendio di tutta la sua predicazione. Queste quattro espressioni servono da chiave di lettura di tutto il vangelo.
Con Gesù si realizza ciò che i profeti hanno annunciato. L’attesa è compiuta perché è giunto il compimento. L’epoca bella non è quella passata né quella futura: è qui e ora. Gesù aprendo la bocca richiama come prima cosa al valore del presente in cui si gioca tutto. Il tempo opportuno giunge infatti quando si capisce che l’ora di decidere è ora. Ogni singolo racconto del vangelo si realizza per me qui e ora nella misura in cui capisco che è giunto per me il momento di accogliere ciò che è detto, perché il regno di Dio è qui per me, se mi converto e credo nel vangelo.
Convertitevi
Il Regno di Dio è venuto per sua iniziativa ma l’ingresso è riservato alla mia libertà.
L’esortazione metanoéite, convertitevi. Meta in greco significa “oltre”, oltre qualche altra cosa metanoéo vuol dire “oltre il noéo, la noésis” cioè oltre l’intelligenza umana, la capacità di comprensione umana. L’invito di Gesù può essere un invito a rompere i confini degli schemi semplicemente umani, della pura razionalità; rompere i limiti del nostro modo di concepire le cose, gli eventi, Dio perché il regno di Dio si è avvicinato ed è a partire dalla sua vicinanza che lo dobbiamo capire, non dai nostri concetti su di lui.
Credete nel vangelo
La fede non è solo assenso intellettuale alla verità che dice ma l’affidarsi a lui che mi parla. Infatti anche i demoni credono ma tremano (Gc 2,19). È credere alla nostra possibilità di risposta!
Quella del deserto è una tappa, come abbiamo detto, perché nel deserto non si vive ma si passa; eppure la dimensione del deserto dura tutta la vita. Se ci pensiamo bene tutto ciò che in noi o negli altri è frutto dello Spirito: pace, gioia, pazienza, benevolenza, bontà,fedeltà, mitezza, dominio di sé…se c’è tutto questo in noi o negli altri è perché è in corso o è già stata vinta una battaglia; è indice del fatto che uno nel deserto ci è saputo stare, che ha saputo dire dei no.
San Giovanni della croce lo afferma in modo poetico e incisivo nella sua Salita del Monte Carmelo,11:
“Per giungere a gustare il tutto,
non cercare il gusto in niente.
Per giungere al possesso del tutto,
non voler possedere niente.
Per giungere ad essere tutto,
non voler essere niente.
Per giungere alla conoscenza del tutto,
non cercare di sapere qualche cosa in niente.
Per venire a ciò che ora non godi,
devi passare per ciò che non godi.
Per giungere a ciò che non sai,
devi passare per dove non sai.
Per giungere al possesso di ciò che non hai,
devi passare per dove ora niente hai.
Per giungere a ciò che non sei,
devi passare per dove ora non sei”.
Dio, tu mi conduci nel deserto,
dove la vita è difficile,
dove domina il dubbio,
dove regna l’oscurità, dove sembra che manchi Tu.
Il deserto è un passaggio per chi Ti ha scelto,
un passaggio per chi Ti ama,
un passaggio necessario alla vita,
un passaggio che mette alla prova.
Tu mi stai vicino nella prova,
e mi doni la forza di superarla;
mi dai il deserto,
ma anche la forza di proseguire.
Ho paura della prova, ho paura di mancare,
ho paura di abbandonarti.
É facile sentirti nella gioia,
è semplice scoprirti nella natura,
è difficile amarti nel deserto.
Nella notte del dolore,
nell’oscurità del dubbio,
nel deserto della vita non farmi dubitare di Te,
ma aiutami a resistere con Te. Amen.
Lectio a cura di Suor Mara Campagnolo ssc
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